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Crescere bilingue: tutti i vantaggi per lo sviluppo cognitivo

bilingue

La capacità di crescere bilingue è attribuita alla prima infanzia, età in cui l’acquisizione di conoscenze e competenze avviene come un fenomeno naturale.

Recenti studi condotti in materia hanno permesso di sfatare dubbi sul bilinguismo.

Come può un bambino crescere bilingue?

Il bilinguismo è un processo spontaneo che coinvolge i bambini in tenerissima età (dagli 0 ai 3 anni) esposti a due lingue. Ad esempio, un neonato cresce bilingue quando i genitori hanno due o più lingue madri e le usano entrambe in modo simultaneo.

Ma non solo! Questo fenomeno naturale si può sviluppare anche quando il neonato non ha genitori bilingui. In questo caso, a fare la differenza sono i percorsi di formazione e apprendimento specifici che permettono di approcciarsi già nelle prime settimane di vita sia alla lingua madre che a quella secondaria.

Quali sono i principali dubbi sull’apprendimento di una seconda lingua in tenera età? E quali invece i vantaggi? Continua a leggere di più. Puoi cliccare il tema di tuo interesse per passare subito al paragrafo dedicato.

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Bilinguismo VS apprendimento in età adulta

Il bilinguismo è un processo naturale che si verifica quando un bambino è esposto a diversi stimoli linguistici, fin dalle prime settimane di vita.

Dagli 0 ai 3 anni gli infanti sviluppano una capacità innata di acquisizione delle lingue, che in un’età diversa non può verificarsi. La ragione è da ricercare nel controllo cognitivo: quando un fenomeno è introdotto nei primi anni di vita, le connessioni neuronali manifestano una risposta esecutiva più efficace.

Sentendo suoni e parole diverse che coesistono nella quotidianità, il bambino sviluppa le abilità necessarie per distinguerli e gestirli in modo autonomo.

In un primo momento possono verificarsi interferenze linguistiche, ovvero passaggi di lingue in una stessa frase, ma non si tratta di una manifestazione di confusione o lo specchio di potenziali problemi comunicativi nel futuro. Piuttosto, è indice del consolidamento della padronanza linguistica.

Superata l’età precoce, in cui secondo gli psicolinguisti il cervello è perfettamente capace di assimilare due o più lingue, si parla di apprendimento consecutivo.

Solo nei primi anni di vita è possibile raggiungere piena parità tra le lingue nel sistema cognitivo, fondamentale per passare da una lingua all’altra in modo spontaneo. Un altro aspetto da considerare è la naturale predisposizione dei bambini all’apprendimento della grammatica che, al contrario di quanto avviene in età adulta, non richiede studio ed esercizio per essere applicata nella quotidianità.

Quando l’apprendimento avviene in tempi diversi, viene a mancare il concetto di simultaneità dell’assorbimento linguistico, per cui prima viene acquisita la lingua madre e in un secondo momento ci si approccia alla seconda.

Il tema della confusione nei bambini che ascoltano e parlano più lingue è il primo mito da sfatare. Scopri perché!

1° mito da sfatare: ascoltare più lingue confonde i bambini

Nonostante siano passati decenni dai primi studi sul bilinguismo, ancora in molti credono che non esistano abilità precoci e che più stimoli genererebbero confusione nei piccoli.

Una delle tesi che supporta questo preconcetto è quella che il code mixing, ovvero l’alternanza linguistica che manifestano i bambini che parlano più lingue, sia un sintomo di confusione.

In realtà, la commutazione di codice si verifica quando c’è il passaggio da una lingua all’altra, un meccanismo più che normale nell’apprendimento naturale.

L’alternanza dei linguaggi è necessaria nei primi anni di vita in cui si ha un vocabolario limitato e si attinge dalle parole già assimilate.

Questo in realtà accade anche quando il bambino è esposto a una sola lingua. Ad esempio, un bambino di due anni può erroneamente chiamare cane un gatto, perché in quel momento ha associato una parola già conosciuta a un soggetto dalla conformazione fisica molto simile.

In questo caso, non siamo di fronte a un segnale di confusione, bensì di assorbimento graduale e necessario.

L’alternanza linguistica dimostra la capacità dei più piccoli di adattarsi al meglio alle prime difficoltà linguistiche.

Pensiamo a un bimbo alle prese con le sue prime frasi: potrebbe non conoscere una parola in una lingua, lo strumento necessario in quel momento per completare la frase e spiegarsi.

A questo punto, potrebbe utilizzare una parola di un altro vocabolario già assimilata, generando così l’alternanza del linguaggio, un escamotage funzionale per proseguire con il naturale apprendimento.

Vuoi scoprire tutti i benefici dell’inglese per i bambini?

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2° mito da sfatare: i bambini bilingui sviluppano difficoltà linguistiche

Un altro dubbio da sfatare – legato all’apprendimento precoce di due o più lingue negli infanti – riguarda la possibilità di sviluppare difficoltà linguistiche negli anni.

Questo falso mito è attribuito alla percezione che i bambini che assimilano due lingue in modo simultaneo non raggiungano un’eccellente padronanza di alcun vocabolario.

Diverse pubblicazioni scientifiche sul bilinguismo e lo sviluppo cognitivo (consultabili a questo link) hanno smentito questa credenza, partendo dall’analisi del cosiddetto vocabolario concettuale.

Secondo la letteratura scientifica, i bambini bilingui conoscono meno parole di ciascuna lingua assimilata rispetto ai loro coetanei monolingui.

Questa informazione ci porterebbe a pensare che la produzione lessicale dei bambini che parlano una sola lingua sia più ampia.

In realtà, la valutazione andrebbe fatta tenendo in considerazione il Total Conceputal Vocabulary, dato dalla somma tra le parole che il bambino pronuncia solo in una lingua e quelle che pronuncia solo nell’altra.

Utilizzando la misura del vocabolario concettuale, le abilità lessicali dei bilingui risultano molto simili a quelle dei monolingui.

3° mito da sfatare: lo sviluppo cognitivo dei più piccoli non ottiene benefici

La maggior parte degli psicolinguisti che cominciarono a interessarsi al bilinguismo negli anni Sessanta ha individuato diversi vantaggi nell’apprendimento precoce di più lingue.

Alcuni professionisti hanno abbracciato una tesi opposta, sostenendo come non si potesse parlare di un miglioramento dello sviluppo cognitivo tra i bambini bilingue.

Secondo queste controverse argomentazioni, gli infanti esposti all’apprendimento di più lingue possono sviluppare con più facilità deficit di attenzione e concentrazione.

Negli anni si è dimostrato come l’essere umano sia dotato di abilità innate che lo portano a padroneggiare le diversità in modo spontaneo e naturale.

Ora che abbiamo approfondito i principali dubbi, sfatando i miti più diffusi, passiamo ai vantaggi del bilinguismo.

1° vantaggio: l’assimilazione precoce è un processo spontaneo

Tra i vantaggi più importanti, emerge la spontaneità del processo di apprendimento della seconda lingua.

Si tratta di un percorso naturale e simultaneo all’assimilazione della lingua madre, per cui non richiede alcuno sforzo da parte degli infanti.

I bambini sottopongono il proprio cervello a stimoli continui che migliorano il funzionamento cognitivo, senza avvertire alcuna pressione.

L’ambiente circostante e la quotidianità si trasformano così nelle migliori opportunità di sviluppo: l’interazione, il gioco e la partecipazione alle attività di tutti i giorni diventano occasioni preziose per assorbire nuovi suoni, accenti e cadenze.

I bambini esposti a due o più lingue fin dalla nascita sviluppano un meccanismo di separazione istintivo, fondamentale per distinguerle in fase di crescita.

2° vantaggio: crescere bilingue mantiene il cervello attivo

Gli effetti del bilinguismo sul cervello si manifestano già a 11 mesi: a confermarlo è uno studio dell’università di Washington, pubblicato sulla rivista Developmental Science.

In altre parole, prima ancora di compiere un anno, il cervello sarebbe sensibile e reattivo a diversi stimoli sonori.

La ricerca condotta su bimbi provenienti da famiglie monolingui e bilingui ha dimostrato come il cervello di quest’ultimi sia più incline all’assimilazione dei suoni.

Infatti, si è notato un riscontro più deciso sia nella corteccia prefrontale sia in quella orbito-frontale, il segnale che era in corso il controllo esecutivo per spostarsi da una lingua all’altra. Al contrario, il cervello dei monolingui ha mostrato un segnale di restringimento nella percezione dei suoni.

Questo studio dimostrerebbe come l’apprendimento di due lingue influenzi non solo lo sviluppo del linguaggio, ma anche quello cognitivo.

Sempre in tema di attività cerebrale, altri studi si sono focalizzati sulle connessioni neuronali, evidenziando come la rete neurale si sviluppi in misura maggiore nei primi tre anni di vita.

In questo periodo, la plasticità cerebrale genera una ricca produzione di connessioni e raggiunge la massima stimolazione cognitiva.

Si parla infatti di finestra di opportunità, ovvero di un momento temporaneo per cogliere il massimo dalle funzioni cognitive, quindi anche dall’esposizione al linguaggio.

Cosa succede dopo i 3 anni?

Si raggiunge una sorta di status quo: il cervello mantiene per qualche anno le connessioni neuronali generate, per poi perdere quelle inutilizzate già a partire dai 10 anni.

3° vantaggio: il circolo virtuoso emotivo e sociale

Il bilinguismo accelera lo sviluppo cognitivo dei piccoli, migliorando anche le loro capacità attentive.

Secondo gli studiosi, questa caratteristica potrebbe derivare dal fatto che gli infanti siano portati a riconoscere le differenze sonore, già in tenera età. Nel tempo, questo stimolo li porta a sviluppare un’attenzione puntuale rispetto al contesto linguistico di riferimento.

Per la letteratura scientifica, non è remota la possibilità che questa competenza si rifletta anche nella quotidianità, con risvolti positivi in termini di intelligenza emotiva.

bilingue

La capacità di assimilare diversi linguaggi può tradursi nell’attitudine a valutare nuove prospettive e a dimostrare empatia nei confronti degli altri in età adulta.

Inoltre, il bilinguismo influenzerebbe anche la personalità, generando una spiccata curiosità che abbraccia tutti gli aspetti della vita.

Come crescere bilingue: i consigli dagli esperti

Come abbiamo anticipato nella premessa di questo articolo, i neonati crescono bilingui quando sono esposti fin dalle prime settimane di vita a due lingue. Questo può avvenire quando i genitori parlano in modo simultaneo le proprie lingue madri, ma non solo.

Le competenze linguistiche dei bambini da 0 a 3 anni si sviluppano se sollecitate da costanti stimoli, come suoni e ascolti

I corsi di inglese specifici per infanti possono fornire questi input, senza che i bambini percepiscano alcuno sforzo o fatica.

Come abbiamo visto, in questa fase della vita l’apprendimento è un processo naturale che si genera dalla semplice esposizione al contesto circostante: le competenze linguistiche si sviluppano in modo spontaneo durante le comuni fasi di interazione.

Come cogliere tutti i vantaggi del bilinguismo?

Che si parli a casa due lingue conosciute in modo simultaneo o che si scelga una scuola di inglese specializzata nell’apprendimento precoce, il consiglio è quello di cominciare il prima possibile.

L’approccio a una seconda lingua fin dalle prime settimane di vita ha un contributo significativo sull’assimilazione di nuovi suoni e parole.

Seguire un percorso mirato è fondamentale per supportare lo sviluppo cognitivo.

Non c’è da preoccuparsi del fatto che in una fase iniziale i bimbi non parlino o che ascoltare due lingue possa generare in loro confusione.

È proprio a partire dalla ricchezza dell’ambiente circostante che i piccoli possono cogliere le migliori opportunità per il proprio futuro, già in tenerissima età.


Crescere bilingue è possibile anche se i genitori non parlano due lingue diverse. Helen Doron English è leader mondiale nell’ambito dell’insegnamento dell’inglese come seconda lingua per bambini e ragazzi da 0 a 19 anni.

Prenota una lezione dimostrativa gratuita! Come genitore potrai scoprire in prima persona il nostro metodo, entrando in aula insieme a tuo figlio e partecipando con lui all’incontro. Se necessario, i centri Helen Doron sono pronti a offrire lezioni anche online.

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La capacità di crescere bilingue è attribuita alla prima infanzia, età in cui l’acquisizione di conoscenze e competenze avviene come un fenomeno naturale.

Recenti studi condotti in materia hanno permesso di sfatare dubbi sul bilinguismo.

Come può un bambino crescere bilingue?

Il bilinguismo è un processo spontaneo che coinvolge i bambini in tenerissima età (dagli 0 ai 3 anni) esposti a due lingue. Ad esempio, un neonato cresce bilingue quando i genitori hanno due o più lingue madri e le usano entrambe in modo simultaneo.

Ma non solo! Questo fenomeno naturale si può sviluppare anche quando il neonato non ha genitori bilingui. In questo caso, a fare la differenza sono i percorsi di formazione e apprendimento specifici che permettono di approcciarsi già nelle prime settimane di vita sia alla lingua madre che a quella secondaria.

Quali sono i principali dubbi sull’apprendimento di una seconda lingua in tenera età? E quali invece i vantaggi? Continua a leggere di più. Puoi cliccare il tema di tuo interesse per passare subito al paragrafo dedicato.

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Bilinguismo VS apprendimento in età adulta

Il bilinguismo è un processo naturale che si verifica quando un bambino è esposto a diversi stimoli linguistici, fin dalle prime settimane di vita.

Dagli 0 ai 3 anni gli infanti sviluppano una capacità innata di acquisizione delle lingue, che in un’età diversa non può verificarsi. La ragione è da ricercare nel controllo cognitivo: quando un fenomeno è introdotto nei primi anni di vita, le connessioni neuronali manifestano una risposta esecutiva più efficace.

Sentendo suoni e parole diverse che coesistono nella quotidianità, il bambino sviluppa le abilità necessarie per distinguerli e gestirli in modo autonomo.

In un primo momento possono verificarsi interferenze linguistiche, ovvero passaggi di lingue in una stessa frase, ma non si tratta di una manifestazione di confusione o lo specchio di potenziali problemi comunicativi nel futuro. Piuttosto, è indice del consolidamento della padronanza linguistica.

Superata l’età precoce, in cui secondo gli psicolinguisti il cervello è perfettamente capace di assimilare due o più lingue, si parla di apprendimento consecutivo.

Solo nei primi anni di vita è possibile raggiungere piena parità tra le lingue nel sistema cognitivo, fondamentale per passare da una lingua all’altra in modo spontaneo. Un altro aspetto da considerare è la naturale predisposizione dei bambini all’apprendimento della grammatica che, al contrario di quanto avviene in età adulta, non richiede studio ed esercizio per essere applicata nella quotidianità.

Quando l’apprendimento avviene in tempi diversi, viene a mancare il concetto di simultaneità dell’assorbimento linguistico, per cui prima viene acquisita la lingua madre e in un secondo momento ci si approccia alla seconda.

Il tema della confusione nei bambini che ascoltano e parlano più lingue è il primo mito da sfatare. Scopri perché!

1° mito da sfatare: ascoltare più lingue confonde i bambini

Nonostante siano passati decenni dai primi studi sul bilinguismo, ancora in molti credono che non esistano abilità precoci e che più stimoli genererebbero confusione nei piccoli.

Una delle tesi che supporta questo preconcetto è quella che il code mixing, ovvero l’alternanza linguistica che manifestano i bambini che parlano più lingue, sia un sintomo di confusione.

In realtà, la commutazione di codice si verifica quando c’è il passaggio da una lingua all’altra, un meccanismo più che normale nell’apprendimento naturale.

L’alternanza dei linguaggi è necessaria nei primi anni di vita in cui si ha un vocabolario limitato e si attinge dalle parole già assimilate.

Questo in realtà accade anche quando il bambino è esposto a una sola lingua. Ad esempio, un bambino di due anni può erroneamente chiamare cane un gatto, perché in quel momento ha associato una parola già conosciuta a un soggetto dalla conformazione fisica molto simile.

In questo caso, non siamo di fronte a un segnale di confusione, bensì di assorbimento graduale e necessario.

L’alternanza linguistica dimostra la capacità dei più piccoli di adattarsi al meglio alle prime difficoltà linguistiche.

Pensiamo a un bimbo alle prese con le sue prime frasi: potrebbe non conoscere una parola in una lingua, lo strumento necessario in quel momento per completare la frase e spiegarsi.

A questo punto, potrebbe utilizzare una parola di un altro vocabolario già assimilata, generando così l’alternanza del linguaggio, un escamotage funzionale per proseguire con il naturale apprendimento.

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2° mito da sfatare: i bambini bilingui sviluppano difficoltà linguistiche

Un altro dubbio da sfatare – legato all’apprendimento precoce di due o più lingue negli infanti – riguarda la possibilità di sviluppare difficoltà linguistiche negli anni.

Questo falso mito è attribuito alla percezione che i bambini che assimilano due lingue in modo simultaneo non raggiungano un’eccellente padronanza di alcun vocabolario.

Diverse pubblicazioni scientifiche sul bilinguismo e lo sviluppo cognitivo (consultabili a questo link) hanno smentito questa credenza, partendo dall’analisi del cosiddetto vocabolario concettuale.

Secondo la letteratura scientifica, i bambini bilingui conoscono meno parole di ciascuna lingua assimilata rispetto ai loro coetanei monolingui.

Questa informazione ci porterebbe a pensare che la produzione lessicale dei bambini che parlano una sola lingua sia più ampia.

In realtà, la valutazione andrebbe fatta tenendo in considerazione il Total Conceputal Vocabulary, dato dalla somma tra le parole che il bambino pronuncia solo in una lingua e quelle che pronuncia solo nell’altra.

Utilizzando la misura del vocabolario concettuale, le abilità lessicali dei bilingui risultano molto simili a quelle dei monolingui.

3° mito da sfatare: lo sviluppo cognitivo dei più piccoli non ottiene benefici

La maggior parte degli psicolinguisti che cominciarono a interessarsi al bilinguismo negli anni Sessanta ha individuato diversi vantaggi nell’apprendimento precoce di più lingue.

Alcuni professionisti hanno abbracciato una tesi opposta, sostenendo come non si potesse parlare di un miglioramento dello sviluppo cognitivo tra i bambini bilingue.

Secondo queste controverse argomentazioni, gli infanti esposti all’apprendimento di più lingue possono sviluppare con più facilità deficit di attenzione e concentrazione.

Negli anni si è dimostrato come l’essere umano sia dotato di abilità innate che lo portano a padroneggiare le diversità in modo spontaneo e naturale.

Ora che abbiamo approfondito i principali dubbi, sfatando i miti più diffusi, passiamo ai vantaggi del bilinguismo.

1° vantaggio: l’assimilazione precoce è un processo spontaneo

Tra i vantaggi più importanti, emerge la spontaneità del processo di apprendimento della seconda lingua.

Si tratta di un percorso naturale e simultaneo all’assimilazione della lingua madre, per cui non richiede alcuno sforzo da parte degli infanti.

I bambini sottopongono il proprio cervello a stimoli continui che migliorano il funzionamento cognitivo, senza avvertire alcuna pressione.

L’ambiente circostante e la quotidianità si trasformano così nelle migliori opportunità di sviluppo: l’interazione, il gioco e la partecipazione alle attività di tutti i giorni diventano occasioni preziose per assorbire nuovi suoni, accenti e cadenze.

I bambini esposti a due o più lingue fin dalla nascita sviluppano un meccanismo di separazione istintivo, fondamentale per distinguerle in fase di crescita.

2° vantaggio: crescere bilingue mantiene il cervello attivo

Gli effetti del bilinguismo sul cervello si manifestano già a 11 mesi: a confermarlo è uno studio dell’università di Washington, pubblicato sulla rivista Developmental Science.

In altre parole, prima ancora di compiere un anno, il cervello sarebbe sensibile e reattivo a diversi stimoli sonori.

La ricerca condotta su bimbi provenienti da famiglie monolingui e bilingui ha dimostrato come il cervello di quest’ultimi sia più incline all’assimilazione dei suoni.

Infatti, si è notato un riscontro più deciso sia nella corteccia prefrontale sia in quella orbito-frontale, il segnale che era in corso il controllo esecutivo per spostarsi da una lingua all’altra. Al contrario, il cervello dei monolingui ha mostrato un segnale di restringimento nella percezione dei suoni.

Questo studio dimostrerebbe come l’apprendimento di due lingue influenzi non solo lo sviluppo del linguaggio, ma anche quello cognitivo.

Sempre in tema di attività cerebrale, altri studi si sono focalizzati sulle connessioni neuronali, evidenziando come la rete neurale si sviluppi in misura maggiore nei primi tre anni di vita.

In questo periodo, la plasticità cerebrale genera una ricca produzione di connessioni e raggiunge la massima stimolazione cognitiva.

Si parla infatti di finestra di opportunità, ovvero di un momento temporaneo per cogliere il massimo dalle funzioni cognitive, quindi anche dall’esposizione al linguaggio.

Cosa succede dopo i 3 anni?

Si raggiunge una sorta di status quo: il cervello mantiene per qualche anno le connessioni neuronali generate, per poi perdere quelle inutilizzate già a partire dai 10 anni.

3° vantaggio: il circolo virtuoso emotivo e sociale

Il bilinguismo accelera lo sviluppo cognitivo dei piccoli, migliorando anche le loro capacità attentive.

Secondo gli studiosi, questa caratteristica potrebbe derivare dal fatto che gli infanti siano portati a riconoscere le differenze sonore, già in tenera età. Nel tempo, questo stimolo li porta a sviluppare un’attenzione puntuale rispetto al contesto linguistico di riferimento.

Per la letteratura scientifica, non è remota la possibilità che questa competenza si rifletta anche nella quotidianità, con risvolti positivi in termini di intelligenza emotiva.

bilingue

La capacità di assimilare diversi linguaggi può tradursi nell’attitudine a valutare nuove prospettive e a dimostrare empatia nei confronti degli altri in età adulta.

Inoltre, il bilinguismo influenzerebbe anche la personalità, generando una spiccata curiosità che abbraccia tutti gli aspetti della vita.

Come crescere bilingue: i consigli dagli esperti

Come abbiamo anticipato nella premessa di questo articolo, i neonati crescono bilingui quando sono esposti fin dalle prime settimane di vita a due lingue. Questo può avvenire quando i genitori parlano in modo simultaneo le proprie lingue madri, ma non solo.

Le competenze linguistiche dei bambini da 0 a 3 anni si sviluppano se sollecitate da costanti stimoli, come suoni e ascolti

I corsi di inglese specifici per infanti possono fornire questi input, senza che i bambini percepiscano alcuno sforzo o fatica.

Come abbiamo visto, in questa fase della vita l’apprendimento è un processo naturale che si genera dalla semplice esposizione al contesto circostante: le competenze linguistiche si sviluppano in modo spontaneo durante le comuni fasi di interazione.

Come cogliere tutti i vantaggi del bilinguismo?

Che si parli a casa due lingue conosciute in modo simultaneo o che si scelga una scuola di inglese specializzata nell’apprendimento precoce, il consiglio è quello di cominciare il prima possibile.

L’approccio a una seconda lingua fin dalle prime settimane di vita ha un contributo significativo sull’assimilazione di nuovi suoni e parole.

Seguire un percorso mirato è fondamentale per supportare lo sviluppo cognitivo.

Non c’è da preoccuparsi del fatto che in una fase iniziale i bimbi non parlino o che ascoltare due lingue possa generare in loro confusione.

È proprio a partire dalla ricchezza dell’ambiente circostante che i piccoli possono cogliere le migliori opportunità per il proprio futuro, già in tenerissima età.


Crescere bilingue è possibile anche se i genitori non parlano due lingue diverse. Helen Doron English è leader mondiale nell’ambito dell’insegnamento dell’inglese come seconda lingua per bambini e ragazzi da 0 a 19 anni.

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