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Cosa fare quando i bambini bilingue non parlano

bambino bilingue quando iniziano a parlare

Uno dei timori più frequenti dei genitori è che i bambini bilingue sviluppino una resistenza o difficoltà ad esprimersi nella seconda lingua.

Nell’articolo ti spiegheremo perché non c’è ragione di preoccuparsi e approfondiremo alcuni consigli utili per favorire la comunicazione nei più piccoli.

I bambini bilingue non parlano: cosa considerare

Quando un bambino esposto a due o più lingue fin dalla tenera età dimostra di aver padronanza solo di una, si generano dubbi e preoccupazioni.

I genitori potrebbero pensare di non aver offerto ai bimbi un ambiente ricco di stimoli o di aver applicato il metodo sbagliato. Sebbene questa reazione sia del tutto naturale, non bisogna credere di aver perso l’occasione di crescere i bimbi bilingue.

Prima di passare ai consigli pratici per favorire la comunicazione nella seconda lingua, approfondiamo alcuni aspetti fondamentali del bilinguismo. Se vuoi passare subito ai suggerimenti, puoi cliccare il paragrafo che ti interessa.

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Le considerazioni sui bambini bilingue

Quando parliamo di apprendimento naturale della lingua, dobbiamo considerare diverse variabili: tempo, contesto, abilità, input.

Ogni bambino reagisce all’ambiente circostante in modo diverso ed è bene aspettare che l’apprendimento faccia il suo corso naturale, senza obblighi o costrizioni.

Non è un caso che dagli 0 ai 3 anni si parli di capacità innata di acquisizione delle lingue, con riferimento alle funzioni cognitive.

Si tratta di una peculiarità che solo gli infanti possono vantare: in questo primo periodo di vita, i bambini sviluppano una risposta esecutiva a livello cerebrale molto più efficace che in qualunque altra età.

Le connessioni neuronali supportano i più piccoli nell’assimilazione di suoni e parole, un’abilità fondamentale per gestire le lingue in modo autonomo.

Il bilinguismo è un processo naturale, quindi, perché si manifesta quando un bambino è esposto a diversi stimoli linguistici fin dalle prime settimane di vita.

Se un bimbo non parla la seconda lingua ha perso l’occasione di crescere bilingue?

Assolutamente no.

Prima di tutto, è opportuno sapere che nei primi 3 anni di vita possono verificarsi interferenze linguistiche, ovvero passaggi di lingue in una stessa frase. In queste occasioni, si può notare una padronanza più decisa di una lingua rispetto a un’altra, il segnale che l’apprendimento sta procedendo in modo naturale.

Ma non solo, i genitori possono riscontrare nei piccoli una carenza lessicale in una o entrambe le lingue. Anche in questo caso siamo di fronte a una condizione normale, legata alla fase di assimilazione simultanea di più vocaboli.

bambino bilingue quando iniziano a parlare
Per capire come comportarsi di fronte ad un bambino bilingue che non parla la seconda lingua, è bene valutare l’ambiente in cui vive. Un infante può essere esposto a più lingue fin dalla nascita, ma è normale che nel corso della sua crescita prevalgano più stimoli di altri.

Pensiamo a due genitori non bilingue che sfruttano ogni occasione utile per avvicinare il figlio a una seconda lingua.

Sebbene un bimbo di pochi mesi trascorra la maggior parte del suo tempo con loro, è comunque soggetto ad altri input nell’ambiente circostante.

Qui si sviluppano connessioni e interazioni nella lingua locale che non è possibile evitare, ad esempio con i parenti e la cerchia di conoscenze. Quindi, si può verificare la predominanza della lingua locale sulla seconda.

Diverso è il discorso per un bambino nato da genitori di diverse nazionalità. In questo caso, è molto probabile che le interazioni nel contesto famigliare si sviluppino con entrambe le lingue madri, senza una decisa predominanza linguistica.

Passiamo agli aspetti pratici da applicare quando un bambino bilingue non parla.

Creare le giuste condizioni

Offrire input validi può favorire l’interazione nella seconda lingua. Molto spesso, i genitori credono che troppi stimoli possano generare confusione, soprattutto nei più piccoli.

Sfatiamo subito un mito: il bilinguismo non inibisce la capacità di assimilazione da parte dei bambini.

Diversi studi hanno dimostrato che avviene il contrario. Un ambiente ricco di impulsi, sotto forma di suoni e parole diverse, offre molti vantaggi cognitivi.

I bambini esposti a più stimoli sviluppano un’attenzione selettiva, fondamentale per spostare l’interesse tra più elementi, mantenendo alti i livelli di concentrazione.

Un miglior controllo cognitivo porterà, nel tempo, a ridurre gli effetti negativi delle interferenze linguistiche sulla concentrazione.

Sottoporre i più piccoli a diversi stimoli non li confonderà, quindi. Ecco perché è consigliato arricchire il contesto di elementi sempre diversi, per offrire occasioni utili di interazione, senza rendere le attività scontate.

Il potere della lettura

La lettura è un’attività fondamentale per lo sviluppo cognitivo, basti pensare al suo effetto sugli adulti. Oltre a stimolare la mente, leggere migliora la memoria, riduce lo stress e incrementa le capacità analitiche.

Immaginiamo l’effetto positivo della lettura per un bambino alle prime armi con vocaboli e parole. Anche in questo caso, i genitori potrebbero nutrire dei dubbi, in particolare sulla capacità dei bambini di raggiungere un’eccellente padronanza dei vocabolari.

In realtà, diversi studi dimostrano come, considerando ogni lingua separatamente, i bambini bilingue conoscano almeno lo stesso numero di parole dei coetanei monolingue.

Utilizzare musiche e canzoni

Quanti adulti oggi ricordano le strofe di cartoni animati ascoltate venti o trent’anni prima?

Le canzoni attirano l’attenzione dei bambini e migliorano le capacità di assorbimento cognitivo. Si rivelano elementi strategici per l’apprendimento perché favoriscono l’assimilazione di concetti in modo divertente e veloce.

Elizabeth Mayer, Professoressa di Psicoanalisi all’Università di Berkeley, ha affermato come vi siano fondamenti scientifici che confermano la capacità della musica di arricchire le menti.

Scegliere una scuola di lingua

Parlare di corso di lingua per bambini fino ai 3 anni può sembrare prematuro. Come abbiamo anticipato nel corso dell’articolo, nei primi anni di vita di un infante si generano occasioni uniche per assimilare suoni e parole.

In questa finestra esclusiva per l’apprendimento e lo sviluppo cognitivo, bisognerebbe cogliere le migliori opportunità per avvicinare i bimbi a nuovi stimoli.

Esistono programmi di lingua sviluppati per i più piccoli, orientati all’interazione tra genitori e figli e alla scoperta dei segnali del mondo circostante.


Vuoi saperne di più? Ti offriamo la possibilità di prenotare una lezione dimostrativa gratuita.

Come genitore potrai scoprire come crescere bambini bilingue, entrando in aula insieme con tuo figlio e partecipando insieme all’incontro.

I centri Helen Doron sono pronti a offrire le lezioni anche online, collegandosi da casa, qualora fosse necessario.

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Cosa fare quando i bambini bilingue non parlano

bambino bilingue quando iniziano a parlare

Uno dei timori più frequenti dei genitori è che i bambini bilingue sviluppino una resistenza o difficoltà ad esprimersi nella seconda lingua.

Nell’articolo ti spiegheremo perché non c’è ragione di preoccuparsi e approfondiremo alcuni consigli utili per favorire la comunicazione nei più piccoli.

I bambini bilingue non parlano: cosa considerare

Quando un bambino esposto a due o più lingue fin dalla tenera età dimostra di aver padronanza solo di una, si generano dubbi e preoccupazioni.

I genitori potrebbero pensare di non aver offerto ai bimbi un ambiente ricco di stimoli o di aver applicato il metodo sbagliato. Sebbene questa reazione sia del tutto naturale, non bisogna credere di aver perso l’occasione di crescere i bimbi bilingue.

Prima di passare ai consigli pratici per favorire la comunicazione nella seconda lingua, approfondiamo alcuni aspetti fondamentali del bilinguismo. Se vuoi passare subito ai suggerimenti, puoi cliccare il paragrafo che ti interessa.

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Le considerazioni sui bambini bilingue

Quando parliamo di apprendimento naturale della lingua, dobbiamo considerare diverse variabili: tempo, contesto, abilità, input.

Ogni bambino reagisce all’ambiente circostante in modo diverso ed è bene aspettare che l’apprendimento faccia il suo corso naturale, senza obblighi o costrizioni.

Non è un caso che dagli 0 ai 3 anni si parli di capacità innata di acquisizione delle lingue, con riferimento alle funzioni cognitive.

Si tratta di una peculiarità che solo gli infanti possono vantare: in questo primo periodo di vita, i bambini sviluppano una risposta esecutiva a livello cerebrale molto più efficace che in qualunque altra età.

Le connessioni neuronali supportano i più piccoli nell’assimilazione di suoni e parole, un’abilità fondamentale per gestire le lingue in modo autonomo.

Il bilinguismo è un processo naturale, quindi, perché si manifesta quando un bambino è esposto a diversi stimoli linguistici fin dalle prime settimane di vita.

Se un bimbo non parla la seconda lingua ha perso l’occasione di crescere bilingue?

Assolutamente no.

Prima di tutto, è opportuno sapere che nei primi 3 anni di vita possono verificarsi interferenze linguistiche, ovvero passaggi di lingue in una stessa frase. In queste occasioni, si può notare una padronanza più decisa di una lingua rispetto a un’altra, il segnale che l’apprendimento sta procedendo in modo naturale.

Ma non solo, i genitori possono riscontrare nei piccoli una carenza lessicale in una o entrambe le lingue. Anche in questo caso siamo di fronte a una condizione normale, legata alla fase di assimilazione simultanea di più vocaboli.

bambino bilingue quando iniziano a parlare
Per capire come comportarsi di fronte ad un bambino bilingue che non parla la seconda lingua, è bene valutare l’ambiente in cui vive. Un infante può essere esposto a più lingue fin dalla nascita, ma è normale che nel corso della sua crescita prevalgano più stimoli di altri.

Pensiamo a due genitori non bilingue che sfruttano ogni occasione utile per avvicinare il figlio a una seconda lingua.

Sebbene un bimbo di pochi mesi trascorra la maggior parte del suo tempo con loro, è comunque soggetto ad altri input nell’ambiente circostante.

Qui si sviluppano connessioni e interazioni nella lingua locale che non è possibile evitare, ad esempio con i parenti e la cerchia di conoscenze. Quindi, si può verificare la predominanza della lingua locale sulla seconda.

Diverso è il discorso per un bambino nato da genitori di diverse nazionalità. In questo caso, è molto probabile che le interazioni nel contesto famigliare si sviluppino con entrambe le lingue madri, senza una decisa predominanza linguistica.

Passiamo agli aspetti pratici da applicare quando un bambino bilingue non parla.

Creare le giuste condizioni

Offrire input validi può favorire l’interazione nella seconda lingua. Molto spesso, i genitori credono che troppi stimoli possano generare confusione, soprattutto nei più piccoli.

Sfatiamo subito un mito: il bilinguismo non inibisce la capacità di assimilazione da parte dei bambini.

Diversi studi hanno dimostrato che avviene il contrario. Un ambiente ricco di impulsi, sotto forma di suoni e parole diverse, offre molti vantaggi cognitivi.

I bambini esposti a più stimoli sviluppano un’attenzione selettiva, fondamentale per spostare l’interesse tra più elementi, mantenendo alti i livelli di concentrazione.

Un miglior controllo cognitivo porterà, nel tempo, a ridurre gli effetti negativi delle interferenze linguistiche sulla concentrazione.

Sottoporre i più piccoli a diversi stimoli non li confonderà, quindi. Ecco perché è consigliato arricchire il contesto di elementi sempre diversi, per offrire occasioni utili di interazione, senza rendere le attività scontate.

Il potere della lettura

La lettura è un’attività fondamentale per lo sviluppo cognitivo, basti pensare al suo effetto sugli adulti. Oltre a stimolare la mente, leggere migliora la memoria, riduce lo stress e incrementa le capacità analitiche.

Immaginiamo l’effetto positivo della lettura per un bambino alle prime armi con vocaboli e parole. Anche in questo caso, i genitori potrebbero nutrire dei dubbi, in particolare sulla capacità dei bambini di raggiungere un’eccellente padronanza dei vocabolari.

In realtà, diversi studi dimostrano come, considerando ogni lingua separatamente, i bambini bilingue conoscano almeno lo stesso numero di parole dei coetanei monolingue.

Utilizzare musiche e canzoni

Quanti adulti oggi ricordano le strofe di cartoni animati ascoltate venti o trent’anni prima?

Le canzoni attirano l’attenzione dei bambini e migliorano le capacità di assorbimento cognitivo. Si rivelano elementi strategici per l’apprendimento perché favoriscono l’assimilazione di concetti in modo divertente e veloce.

Elizabeth Mayer, Professoressa di Psicoanalisi all’Università di Berkeley, ha affermato come vi siano fondamenti scientifici che confermano la capacità della musica di arricchire le menti.

Scegliere una scuola di lingua

Parlare di corso di lingua per bambini fino ai 3 anni può sembrare prematuro. Come abbiamo anticipato nel corso dell’articolo, nei primi anni di vita di un infante si generano occasioni uniche per assimilare suoni e parole.

In questa finestra esclusiva per l’apprendimento e lo sviluppo cognitivo, bisognerebbe cogliere le migliori opportunità per avvicinare i bimbi a nuovi stimoli.

Esistono programmi di lingua sviluppati per i più piccoli, orientati all’interazione tra genitori e figli e alla scoperta dei segnali del mondo circostante.


Vuoi saperne di più? Ti offriamo la possibilità di prenotare una lezione dimostrativa gratuita.

Come genitore potrai scoprire come crescere bambini bilingue, entrando in aula insieme con tuo figlio e partecipando insieme all’incontro.

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